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Psicologia gluten free

25 Giugno 2010
Ieri e’ stato un giorno confuso.
Il fatto e’ che hanno ritirato dal mercato delle barrette di cereali gluten free che gluten free non erano, l’ informazione la trovate, in spagnolo, qui e qui.
Un po’ triste, no? O peggio….
Siccome avevo bisogno di supporto morale ho chiesto alla mia amica Nadia Brailovsky , giovane psicologa, di scrivere qualcosa sulla celiachia nel blog e mi ha mandato questo…per pensare.
“E’ abituale ascoltare l’espressione “sono celiaco”, e sicuramente chi lo dice e’ anche padre o madre, figlio, amico, professionista, etc. Allora ci si puo’ chiedere quanto di cio’ che siamo dipende da un malattia di cui soffriamo ?
E’ evidente che una diagnosi come quella di celiachia cambia la vita del soggetto. Dal quel momento non sará piu’ lo stesso. In primo luogo modificherà le abitudini alimentari, e non solo quelle, sicuramente cambieranno altre aspetti della sua vita quotidina (come andare o no in un determinato ristorante, farsi determinati controlli medici, ecc.). Dovra’ convivere con certe restrizioni che prima non aveva.
Tuttavia tutti i noi soggetti (sebbene abbiamo l’illusione che possiamo fare “qualsiasi cosa”) siamo colpiti da qualche limite, in base ai quali “non possiamo”.
I “no” a cui siamo sottoposti hanno differenti nomi: restrizioni verso alcuni tipi di alimenti, non avere o pensare di non avere un corpo perfetto, non poter accedere a tutti i beni che propone il mercato, e l’elenco potrebbe continuare.
Quando dal punto di vista della psicolanalisi di dice che la carenza e’ strutturale, in parte si considera che tutti dobbiamo convivere con qualcosa che non c’è, o che non funziona.
Forse e’ necessario pensare che cosa facciamo con quanto ci pone un limite.
In principio mi interessa mettere in discussione il fatto che questo limite diventi l’essere. Sicuramente chi soffre di questa sindrome dirá “sono celiaco” di fronte al primo biscotto che gli passi davanti. Ciò è parte degli usi e delle abitudini, di come ci esprimiamo comunemente. Il problema si pone se veramente si crede che si E’ la definzione del limite.
Mi sembra piu’ interessante pensare che non esista una parola che definisce pienamente un soggetto, che tutti siamo molte cose allo stesso tempo.
Forse scoprire qualcosa di tutto ció sia la sfida”

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